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Il Centro Formazione Supereroi è un’associazione milanese no profit a cui aderiscono autori, editor, giornalisti e operatori culturali. La loro missione? Organizzare laboratori riservati ai ragazzi delle scuole in cui allenare quel vero e proprio superpotere che è la scrittura. 

Per conoscere un po’ di più il progetto, capire come funziona e chi e come può partecipare, abbiamo chiesto a Edoardo Brugnatelli, editor di narrativa straniera per Mondadori e storico insegnante di Belleville e presidente del CFS di rispondere ad alcune domande.

1. Cos’è e come nasce il Centro Formazione Supereroi?

Allora, questa storia comincia tanti anni fa dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti, in California.
Nel lontano 2000 un giovane scrittore americano di nome Dave Eggers pubblica con enorme successo il suo libro d’esordio dal titolo Heartbreaking Work of Staggering Genius (HWOSG). Coi soldi ricavati Eggers decide di comprare un edificio a San Francisco nel quale voleva ospitare la redazione della sua rivista e soprattutto avere uno spazio dove tenere laboratori di scrittura per i ragazzini della zona.
Eggers trova quello che fa al caso suo all’826 di Valencia Street in un quartiere popolare ispanico e si mette al lavoro. Poiché lo spazio ha come destinazione d’uso la vendita al dettaglio, si trova costretto ad aprire un negozio nei locali che danno sulla strada. Osservando la struttura dello spazio, simile al ponte di una nave, decide di aprire un negozio per pirati dove mettere in vendita – oltre naturalmente ai libri dei giovani autori -tutte le cose necessarie ad ogni bucaniere che si rispetti (mappe possibilmente del tesoro, gambe di legno, bende per gli occhi, prodotti contro lo scorbuto ecc.). Dietro il negozio, una squadra di intrepidi volontari allestisce un laboratorio di scrittura. La voce si sparge rapidamente e presto ogni sedia si riempie di studenti che lavorano sulla scrittura con tutor specializzati. E nel pomeriggio doposcuola per tutti!
Torniamo da noi, in un luogo assai meno leggendario della California, ovverosia a Segrate nel 2001. A quei tempi dirigevo una neonata collana di Mondadori dal nome Strade Blu e appena lessi le prime pagine del manoscritto di HWOSG me ne innamorai, come ci si innamora davvero: perdutamente. Acquisii i diritti per l’edizione e misi subito il testo in traduzione. Caso volle che proprio di fronte alla mia scrivania ci fosse quella di Giuseppe Strazzeri, anche lui ai tempi editor di narrativa straniera, con una carriera di insegnamento della letteratura italiana nelle università americane alle spalle e fidato traduttore dall’inglese.
Nel 2002 pubblicai con grande orgoglio l’Opera struggente di un formidabile genio tradotta da Giuseppe e il libro – per mia fortuna – ebbe un buon successo anche da noi.
Ma nel frattempo avevo scoperto cosa aveva combinato Eggers a San Francisco e mi ero innamorato perdutamente anche di questo progetto: cominciai a sognare di provare a realizzare qualcosa di simile anche da noi.
Per anni sognai e basta. Poi un giorno a Firenze parlai di questa mia idea con Alessandra Cozzolino, una tipa assai tosta che si occupava da anni di Comunicazione ed Eventi, la quale fu così tosta da farmi smettere di sognare e basta. E con lei cominciammo a darci da fare.
Nel luglio del 2014 invitai a un incontro un gruppo di persone e amici del mondo dell’editoria milanese che avevo avuto la fortuna di incontrare e apprezzare nel corso degli anni. Lì si cominciarono a gettare le basi del progetto.
Gli trovammo un nome in sintonia coi nomi bellissimi e surreali degli altri Centri aperti negli USA nel frattempo (Brooklyn Superhero Supply Co; LA Time Traveler Mart; Wicker Park Secreat Agent Supply Co di Chicago ecc. ecc.) e diventammo il Centro Formazione Supereroi.
Nel 2016 nacque ufficialmente l’Associazione Centro Formazione Supereroi.
Non avevamo una sede ma eravamo pieni di buone intenzioni e di idee e cominciammo subito ad organizzare laboratori gratuiti nelle scuole pubbliche di Milano.

2. Perché puntare sulla scrittura?

C’è una citazione di Flannery O’Connor sull’attività della scrittura che secondo me chiarisce perfettamente un aspetto che per noi è fondamentale: “Scrivo perché non so quello che penso finché non leggo quello che dico”.
Nella nostra vita di tutti i giorni siamo alle prese con il mondo, la vita e con gli altri. Riceviamo mille stimoli e impressioni che a nostra volta elaboriamo e metabolizziamo dentro alle nostre teste. Il momento della scrittura è quello in cui diamo forma, una nostra forma, alle cose che abbiamo visto, vissuto, sperimentato e rielaborato . Dando una forma al mondo ne diventiamo in una certa misura gli autori, non ci limitiamo più a subirlo, ad assorbirlo e basta. Scrivendo capiamo meglio il mondo che ci circonda e capiamo meglio noi stessi.
Scrivere è una forma di agency (mi piacerebbe trovare una parola italiana per questo concetto, ma ahimè non la trovo).
Lo scopo dei nostri laboratori è quello di riattivare la capacità di essere autori del mondo proprio in quei soggetti che più spesso ne sono solo fruitori passivi. I ragazzi cui i nostri laboratori sono rivolti hanno tra i 10 e i 18 anni e molto sovente vengono da realtà assai difficili. Per giunta a quell’età si trovano in una situazione parecchio complicata: non sono più bambini ma non sono ancora adulti, sono crisalidi insicure, incerte alle prese col casino del mondo, in cerca di una propria identità, convinti di essere anonimi, privi di interesse, sfigati ecc. ecc.
I nostri laboratori si propongono di bucare la corazza e di dare la possibilità a ciascun ragazzo di tirar fuori quello che ha dentro, anche se incasinato e allo stato grezzo. Raccontandosi i ragazzi si scoprono, vanno alla scoperta di sé stessi quasi senza volerlo. E inoltre leggendo (o ascoltando) i racconti degli altri scoprono quanto abbiano in comune tra loro e quanto interessanti possano essere le storie delle loro vite.
Una delle particolarità dei nostri laboratori è che alla fine dei nostri incontri raccogliamo i testi che i ragazzi hanno prodotto, li revisioniamo, li impaginiamo, facciamo preparare una copertina ad hoc ad uno dei nostri grafici e alla fine di tutto questo processo stampiamo un libro vero e proprio, piccolo ma di buonissima qualità. Non fotocopie pinzate insieme o robe del genere. In questo modo alla fine del laboratorio ogni ragazzino ha la sua copia del libro di cui è uno degli autori, che può portarsi a casa e col quale vantarsi in giro.
Questo è uno dei tanti modi in cui la nostra attività serve e restituire dignità ai ragazzini coinvolti: metter loro tra le mani qualcosa di bello che gli dice che quello che hanno fatto, scritto ha un valore, è importante.

3. A chi si rivolgono le vostre attività? Come vi si accede?

Come già accennato i nostri laboratori sono per ragazzi di età compresa tra i 10 e i 18 anni.
Di solito lavoriamo con le scuola pubbliche per cui i nostri interlocutori sono principalmente insegnanti.
Come ci si accede? I primi tempi davamo la possibilità agli insegnanti interessati di “prenotarsi”, tramite il nostro sito e/o nell’ambito di Bookcity Scuole e dobbiamo dire che la risposta è sempre stata entusiastica, per cui nel giro di qualche ora venivano esauriti i laboratori disponibili. Ora lavoriamo in modo diverso, soprattutto per un motivo: vorremmo che i nostri laboratori fossero per quei ragazzi e quelle realtà scolastiche chi si trovano in situazioni più difficili. Per cui siamo noi, per certi versi, a scegliere in quali classi o scuole andare. Naturalmente questo cambierà da quando la nostra sede diventerà operativa e potremo allargare parecchio l’offerta di laboratori.

4. Ci raccontate un paio di laboratori?

Di solito i laboratori che teniamo nelle scuole si articolano in due incontri di un paio d’ore ciascuno, a una settimana di distanza.
Nel primo incontro si svolgono diverse attività che servono, da un lato, a far capire ai ragazzi che si tratta di una cosa divertente, senza voti e/o giudizi e dall’altra a farli cominciare a scrivere senza eccessivi stress. Una cosa che abbiamo scoperto è quanto sia importante la scrittura della biografia. Ai ragazzi spieghiamo che, siccome stanno per diventare autori di un libro vero, devono scrivere – proprio come gli autori veri – la loro bio, che i lettori poi leggeranno. All’inizio lo facevamo un po’ per entrare nel gioco della scrittura in modo abbastanza leggero, poi abbiamo scoperto che dare ai ragazzi la possibilità di raccontarsi al di fuori dei ruoli soliti (come studenti, come figli ecc.) è una specie di bomba atomica. Molti ragazzi già a questo punto si scatenano e raccontano un sacco di cose interessanti in un modo assolutamente interessante.
Nel secondo incontro di solito passiamo alla parte di laboratorio che darà il titolo al libro finale. E qui ognuno di noi ha una serie di modelli che usa, che copia dagli altri o che mischia a quelli degli altri. Questo, sia detto per inciso, è uno degli aspetti più incredibilmente stimolanti per noi “formatori di supereroi”: avere accesso ai laboratori degli altri, oltre a essere un gran divertimento, è una fonte eccezionale di idee, di stimoli e di spunti.
Provo a raccontarvene un paio. Ce n’è uno ideato da quel Genio del Male che è Leonardo Patrignani e che si intitola “Svariati modi per evitare la guerra dei mondi”. Vi copio qui una parte dell’introduzione al libro scritta da Leonardo che spiega bene come funziona il laboratorio:
I ragazzi devono (…) scrivere il proprio discorso nella loro qualità di ambasciatori della razza umana, in occasione di un delicatissimo appuntamento con brutti ceffi alieni in visita sul nostro pianeta. L’obiettivo? Convincere lorsignori (o lor-bestie, lor-creature…) a non incenerirci (nel caso le loro intenzioni fossero poco amichevoli). Come avrete già intuito (…) abbiamo fornito ai nostri diplomatici delle praticissime armi da utilizzare nella circostanza: li abbiamo invitati a raccontare ai visitatori un episodio realmente accaduto per dimostrare che siamo capaci di gesti di grande fratellanza, a descrivere una mirabile invenzione di cui siamo stati artefici e a menzionare una creazione artistica che esprima la natura speciale della nostra razza.
Insomma, posti di fronte alla minaccia di un possibile annichilimento del pianeta i ragazzi hanno l’incarico di evitare la catastrofe e quindi devono spiegare ai marziani perché NON distruggere la Terra. Per far questo devono raccontare loro tre cose (un esempio di generosità, un esempio di genialità inventiva e un esempio di genio artistico). Di solito i ragazzi si sbizzarriscono in una serie incredibile di risposte, una più divertente e toccante dell’altra, come quel ragazzino delle medie che spiegava agli alieni che una civiltà che ha creato  qualcosa di straordinario come la mozzarella non può proprio essere cancellata…
Un altro laboratorio che mi piace molto è quello che ha ideato quella che è (confesso) la mia formatrice di eroi preferita Carmen Covito in occasione di una serie di incontri con una classe di un Centro del Comune di Milano contro la dispersione scolastica. Il laboratorio si intitola “CompraMi”.
Ecco qualche riga dell’introduzione di Carmen:
Milionari cinesi che comprano squadre di calcio, società arabe che comprano grattacieli interi, turisti di ogni nazionalità che comprano merci di ogni genere purché siano high standing, fashion, trendy e, prima di tutto, made in Milano. Bene! Le persone circolano, le merci circolano, l’economia si rallegra e questo ci fa piacere, perché dimostra che essere una metropoli internazionale e aperta al mondo conviene, mentre la chiusura, il razzismo, la diffidenza non possono che impoverire. Dunque, proviamo a vendere anche noi qualcosa di Milano. Ma che cosa vendiamo? E a chi? E come convinciamo il nostro potenziale acquirente – il nostro target – a comprare il pezzetto di Milano che gli vogliamo dare?
Ed ecco uno degli annunci ideati dai ragazzi nell’ambito del laboratorio, si intitola “Case Aler”:
Vendonsi case popolari di zona Barona, in non tanto discrete condizioni a causa della impossibilità di restauro e degli atti vandalici, ma questo non intacca assolutamente il loro valore!
Risalenti al 1903, ideate da Luigi Luzzati, ora gestite dall’Aler, sono dei prodigi dell’architettura in grado di rendere popolari le persone che vi abitano, perché le case in questione sono da sempre oggetto di discussione!
Chiunque necessiti di un po’ di popolarità non può lasciarsi sfuggire un’occasione del genere! Incluse nel prezzo sono comprese anche le spese di spedizione.

5. La novità di questi ultimi mesi è l’apertura di una nuova sede, in via Argelati. Come la userete? Che programmi avete per il futuro?

Dallo scorso novembre abbiamo una sede, in via Argelati 37 e questo è stato reso possibile grazie al munifico ed entusiastico supporto di una persona speciale come Alessandro Maggioni, che è il presidente del CCL (Consorzio Cooperative Lavoratori) e che da tempo abbiamo la fortuna di avere a bordo della nostra nave-pirata.
La sede è molto bella, luminosa, ampia e – al momento – totalmente vuota. Piena di idee ma priva di tavoli, sedie, PC, scaffali ecc: per questo abbiamo fatto partire un crowdfunding sulla piattaforma Eppela che ha l’obiettivo di raccogliere le risorse necessarie per “riempire” la sede, Chi fosse interessato a darci una caritatevole mano non ha che da andare qui ( https://www.eppela.com/projects/9224) e mettere mano al cuore e al portafoglio.
Contiamo di poter cominciare a svolgere le nostre attività in sede entro la fine della primavera.
Cosa ci faremo dentro?
Un sacco di cose. Naturalmente l’attività laboratoriale avrà un nuovo impulso, con l’idea di lavorare parecchio con le scuole della zona, ma non solo.
Il progetto prevede anche un doposcuola pomeridiano uno a uno (un volontario per ciascun ragazzo). E ci piacerebbe già da questa estate fare partire una summer school: una specie di centro estivo che prevede una settimana tutta dedicata alla scrittura e alla creazione di testi.
Contiamo inoltre di tenere (come abbiamo già fatto in passato riscontrando una grande partecipazione e interesse) degli incontri dedicati alle insegnanti e agli insegnanti, alle educatrici e agli educatori per condividere con loro un po’ delle nostre tecniche di stimolo alla scrittura e alla creatività.
E poi incontri culturali (che vorremmo riflettessero lo spirito del CFS che vede nella cultura qualcosa di inclusivo e divertente, non scontato, men che meno paludato), magari – già che ci siamo – qualche torneo di Neverending Stories (un evento spettacolare nel quale su un ring due squadre di ragazzi si fronteggiano in una sfida di improvvisazione letteraria: un format che abbiamo già sperimentato in questi anni) eccetera eccetera.
L’idea è quella di far diventare la sede un polo culturale originale e vivace capace di aprire le menti e i cuori delle persone che verranno a trovarci.

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Edoardo Brugnatelli

(Milano 1956) È laureato in Filosofia all’Università di Pavia. Lavora in Mondadori da quasi trent’anni, prima come redattore, poi come editor e direttore editoriale. Attualmente si occupa di narrativa straniera. Ha creato la collana Strade Blu, che ha diretto per oltre tredici anni e dove ha pubblicato autori italiani e stranieri di narrativa e di non fiction: da Dave Eggers a Neil Gaiman, da Valerio Evangelisti a Roberto Saviano. Con altri amici del mondo dell’editoria milanese ha recentemente fondato un’associazione di volontari – il Centro Formazione Supereroi – di cui è anche presidente, dove si organizzano laboratori ed eventi per stimolare la creatività e la scrittura tra i ragazzi delle scuole medie e superiori.