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Sud e magia. Intervista doppia ad Antonio Popolo Rubbio e a Matteo Fontanone

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    Personaggi che meriterebbero uno spin-off, grandi modelli letterari, fatti reali e invenzione narrativa: di questo e altro abbiamo parlato con Antonio Popolo Rubbio, autore di Mavaría, e Matteo Fontanone, editor di Einaudi. Antonio e Matteo si sono incontrati nel modulo finale di Scrivere di notte e, al termine del corso, hanno lavorato insieme sul romanzo d’esordio di Antonio, uscito qualche settimana fa per Einaudi.

    Buona lettura!

    1. Mavaría racconta le vicende della famiglia Bonsangue lungo quasi un secolo di storia, dall’inizio del 900 agli anni ‘90: come si dosano efficacemente storia reale (la guerra coloniale in Libia; l’eruzione dell’Etna nell’83; le stragi di mafia…) e invenzione narrativa? Quali sono gli errori e le ingenuità da evitare?

    Antonio: I Bonsangue sono una famiglia umile, che pensa innanzitutto ad “arrabattarsi”, che vive la Storia dalla prospettiva di chi la subisce e non di chi la scrive. Mi interessava raccontare il modo in cui i grandi eventi si depositano nella memoria domestica e continuano a echeggiare nelle vite dei personaggi, per cui è stato questo il vero equilibrio da cercare, più che quello tra realtà e invenzione. Certo, serve documentarsi con rigore, ma poi arriva un momento in cui bisogna dimenticare tutto. Il rischio, altrimenti, è che la ricerca diventi percepibile. In questo mi sono stati preziosi, oltre alle fonti storiografiche, documenti originali come le lettere dei soldati siciliani dal fronte libico, i libretti destinati alle reclute e i quotidiani dell’epoca.

    Matteo: Non penso che sia giusto parlare di errori e di ingenuità: credo piuttosto che esistano le intenzioni di chi scrive. Che in narrativa esistano le misure, le distanze, le proporzioni. Quanta Storia vuoi che entri nelle vicende individuali dei personaggi che metti in scena? Ti basta una mano di vernice a presa rapida per dare un po’ di contesto o vuoi l’affresco dettagliato, plausibile, vivido? Nel libro, credo che Antonio ha trovato una misura equilibratissima, davvero sorprendente per un esordio. Racconta la Storia in modo giudizioso e informato, non come un complemento d’arredo ma come cosa viva; allo stesso tempo, però, non se ne fa soverchiare. Mette la esse maiuscola al servizio della esse minuscola.

    2. La “mavaría” che grava sui Bonsangue è una maledizione, ma anche un misto di sentimenti e circostanze decisamente terreni. Che ruolo e che significato ha il soprannaturale in questa storia?

    A: La mavaría, in effetti, non è soltanto la maledizione che attraversa tutto il romanzo. L’ho sempre pensata come una forma dello sguardo, un’ipotesi attraverso cui la famiglia, con gli strumenti conoscitivi in suo possesso, prova a dare un senso a ciò che non riesce a spiegare. E questo non accade soltanto di fronte al dolore, alle colpe o alle eredità familiari, ma ogni volta che la realtà sembra sottrarsi alla logica.
    I personaggi oscillano così, più o meno consapevolmente, tra due possibilità: esiste davvero qualcosa di soprannaturale oppure tutto nasce dal modo in cui interroghiamo il mondo?
    È un quesito che ho cercato sempre di avere in mente mentre scrivevo, e che in un qualche modo volevo potesse porsi anche il lettore.

    M: Fin dalle prime letture, in casa editrice abbiamo amato l’ambiguità che attraversa tutto il romanzo. Nella lettura oscilliamo tra superstizione e ragione, tra magia e psicanalisi. La maledizione che grava sul destino dei Bonsangue è chiave di volta e punto di fuga del libro, è il mistero che lo governa, ma allo stesso tempo è interpretabile, e si lascia persino disinnescare: è un doppio binario, un doppio sguardo.

    3. Qual è il tuo personaggio preferito e perché?

    A: Credo fosse Čechov a dire che chi narra deve essere un osservatore imparziale e che, semmai, spetta alla giuria giudicare i personaggi di una storia. Più che avere un personaggio preferito, direi allora che ce n’è uno che, mentre scrivevo, mi ha sedotto più degli altri, ed è Brigida, la madre del protagonista. Così ho sentito il bisogno di tornare indietro, a una Brigida bambina, per capire da dove nascessero quelle contraddizioni che già la agitavano. Non si è lasciata addomesticare; anzi, si rivelata ai miei occhi scena dopo scena, portando la storia in direzioni che non avevo previsto. E forse è proprio per questo che è diventata una delle vere protagoniste del romanzo, proprio come cerca di diventarlo nella sua vita, all’interno della famiglia e della comunità che la circonda.

    M: Al di là di Brigida, che di questo libro mi è sempre sembrata la vera protagonista, trovo che Amarilli Alaimo sia un personaggio straordinario. Espressiva pur senza dire una parola, portatrice di un sapere e di un potere antichissimo, custode di un mondo picconato dai colpi del progresso, cambia la forza di gravità della pagina ogni volta che ci punta addosso i suoi occhi di pietra lavica.

    4. C’è una comparsa che meriterebbe uno spin off tutto suo?

    A: Sui Bonsangue credo di aver scelto con consapevolezza cosa raccontare e cosa lasciare nell’ombra, e le loro traiettorie mi sembrano compiute. C’è però un personaggio che mi viene in mente e che è, a tutti gli effetti, una comparsa: un mendicante vestito in frac, un personaggio assolutamente “reale” nel romanzo, che però appare solo in due momenti cruciali della storia, quasi con il passo di uno spirito, complice il mistero che lo avvolge. Del suo passato e del suo presente ci sono solo pochi accenni, ma sarebbe curioso scavare nella storia che sta in mezzo.

    M: Leggerei uno spin off comico-criminale sulla scorta di Better Call Saul: i traffici illeciti e la vita scapestrata di Rosario, che scompare per larghi tratti e poi ricompare, sempre indaffarato, sempre trafelato, sempre losco ma in fondo, per larghi tratti, innocuo.

    5. In una libreria ideale, accanto a quali libri metteresti Mavaría e perché?

    A: Probabilmente tra La boutique del mistero di Dino Buzzati e Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese. Di Buzzati ho sempre amato la capacità di insinuare il dubbio nel quotidiano; la minima dissonanza che crea una ferita nella realtà e ci costringe a guardarla meglio. Di Ortese, invece, lo sguardo visionario.capace di rendere il reale ancora più intenso e di mostrarne insieme la bellezza e il dolore. Da lettore mi rendo conto che rappresentano due modi diversi di avvicinarsi al mistero, entrambi più interessati alla domanda che alle possibili risposte.

    M: Sud e magia di Ernesto De Martino per i numerosi, evidenti punti di tangenza.

    Antonio Popolo Rubbio

    Antonio Popolo Rubbio è nato a Siracusa nel 1989 e lavora a Milano come cardiologo e ricercatore. A Belleville ha frequentato i tre moduli di Scrivere di notte. Mavaría (Einaudi 2026) è il suo primo romanzo.

    Matteo Fontanone

    Matteo Fontanone, nato a Torino nel 1991, è editor di narrativa italiana per la casa editrice Einaudi e fa parte della redazione dell’Indice dei Libri del Mese. Collabora con la rivista Archivio Magazine e con il Premio Italo Calvino.

     

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