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Cinque luoghi comuni sulla letteratura per ragazzi

    Sulla letteratura per ragazzi circolano non pochi equivoci e luoghi comuni. Proviamo a sfatarne alcuni con l’aiuto di Giordano Aterini, docente del corso online Scrivere per ragazziin programma dal 12 aprile.

    1- I ragazzi di oggi non leggono. 

    Secondo le statistiche dell’AIE (Associazione Italiana Editori) in Italia sono proprio i bambini e ragazzi a leggere di più: i dati comunicati all’apertura della 60° edizione della Bologna Children’s Book Fair indicano che il 96% dei bambini e ragazzi nella fascia d’età compresa tra i 4 e i 14 anni ha letto almeno un libro non scolastico negli ultimi dodici mesi, contro una media nazionale che si attesta poco oltre il 40%. I lettori giovani e giovanissimi sono in crescita anche rispetto al dato registrato nel 2018, secondo cui la percentuale di minori di 15 anni che aveva letto almeno un libro non scolastico nell’ultimo anno era pari al 75%.

    2- Scrivere per bambini è più facile che scrivere per adulti. 

    (Nelle parole di Giordano Aterini)

    “Scrivere per bambini non è più facile o più difficile che scrivere per adulti: è diverso. La mente, esattamente come il corpo, invecchia. Scrivere per ragazzi pensando che basti tenere un registro semplice è come credere che i nostri polmoni faranno meno fatica a trattenere il fiato nell’acqua dolce rispetto a quella salata. E se manchiamo di rispetto al giovane lettor* propinandogli una letteratura “per finta” o in tono minore, perché lui o lei dovrebbe rispettare noi? Perché, in definitiva, dovrebbe leggerci? Una mente effervescente è per sua natura esigente, selettiva. Non lo eravamo tutti, quando avevamo la fortuna di essere più giovani?”

    3- I libri per ragazzi devono contenere un messaggio o una morale. 

    Chiedetelo a qualunque bambino: la morale è noiosa. I bambini e i ragazzi non hanno bisogno di ricevere il punto di vista preconfezionato di un adulto; quando si immergono in una storia lo fanno perché si immedesimano in un personaggio, perché sono affascinati dalle avventure raccontate o, più semplicemente, perché si divertono. Pensare che leggano – o debbano leggere – per essere educati non è solo riduttivo: non rispecchia la realtà.

    4- Non ci sono più gli autori per ragazzi di una volta. 

    Andrew Clements e le sue storie ambientate tra i banchi di scuola, le atmosfere misteriose e inquietanti evocate da Natalie Babbit, i problemi politici e sociali a cui dà voce Marie-Aude Murail, l’anticonformismo di Jerry Spinelli e la sua critica al successo a tutti i costi, l’ironia dissacrante di Anne Fine, David Almond e il racconto della natura… questi sono solo alcuni nomi di autori e autrici contemporanei di libri per ragazzi che non vi faranno rimpiangere Pippi Calzelunghe, il misterioso capitano Nemo o le cinque sorelle March. Leggere per credere!

    5- Il lieto fine è d’obbligo.

    Da sempre le favole mettono in scena gli aspetti nascosti e più oscuri dell’esistenza umana senza preoccuparsi del lieto fine. Affrontare temi come la violenza, l’ingiustizia, la malattia e la morte non significa traumatizzare i lettori più giovani, ma permettere loro di confrontarsi con alcuni dei problemi reali della vita quotidiana, prendendo confidenza con le proprie conoscenze ed emozioni. Il successo di Colpa delle stelle (con quasi dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo) non è casuale: il romanzo di John Green non parla semplicemente di cancro, lo fa in maniera non edulcorata, rinunciando a una miracolosa guarigione finale. La breve prospettiva di vita dei protagonisti Hazel e Gus non impedisce ai due adolescenti di scherzare e ironizzare sulla loro malattia, di programmare un viaggio ad Amsterdam e di innamorarsi, dimenticando, almeno temporaneamente, la bombola per l’ossigeno, la gamba artificiale e le medicine.