La mentorship “Arrivare a fine mese” è un percorso gratuito di accompagnamento alla scrittura fatto di 10/12 incontri uno-a-uno e regolari scambi via mail con Arianna Miazzo, agente letteraria presso la Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency.
Gli incontri – che si svolgeranno a fine mese, una volta al mese, tra settembre 2026 e settembre 2027 – sono finalizzati all’ideazione, sviluppo e editing di un’opera di narrativa o di saggistica narrativa.
Per capire quali tipi di storie cerca, e che generi vorrebbe vedere più esplorati nella produzione letteraria italiana, abbiamo chiesto a Arianna di rispondere a cinque domande.
Buona lettura!
1. Quali sono gli ostacoli che più spesso impediscono al talento letterario di emergere e venire riconosciuto?
L’editoria è un’industria e lo rimane nonostante l’intento culturale – deve assecondare il pubblico e il periodo storico che ne modella i gusti. In momenti come il nostro, di grande incertezza, paura e senso di smarrimento, ai libri il pubblico chiede che siano soffici, confortevoli, che possano cullarli lontano da un mondo che nessuno capisce più. E se la letteratura e il talento spesso si nutrono del loro essere disturbanti, dello stare scomodi, trovano grande difficoltà in un panorama di lettori alla ricerca di un rifugio. Non lo dico con giudizio, anch’io faccio fatica a informarmi a dovere sull’attualità e a non distogliere lo sguardo, il mercato è solo un riflesso di quanto siano tormentati questi anni. Ma c’è qualcosa che è sempre stato presente e che stiamo perdendo di vista: la cultura è sempre qualcosa di cui ci si deve occupare, che non può occuparsi di sé stessa. E il concetto di cura è quasi impossibile da coniugare con quello del profitto, con il risultato che spesso consideriamo la cura una debolezza, una perdita di tempo. Ma se è la debolezza a creare la libertà, forse per il futuro della nostra letteratura abbiamo bisogno di un’editoria a cui viene permesso di prendersi dei rischi.
2. Che tipo di storie o temi ti piacerebbe vedere maggiormente esplorati nella produzione letteraria italiana?
Due cose che sembrano apparentemente agli antipodi, ma per cui trovo una connessione profonda: raccontare davvero gli effetti dell’era digitale su di noi, senza usare il filtro del genere e narrare un mostruoso selvatico che per molti è un richiamo sempre più forte, una voce oscura che si pone come alternativa a un’antropizzazione profonda. E poi, capire cos’è adesso l’amore, com’è frammentato il desiderio e il bisogno sempre più radicale di negoziare con la propria narrazione, dominando l’immagine di sé.
3. Che qualità cerchi in uno scrittore o scrittrice esordiente?
Ogni autore è un universo e un’eccezione, pertanto è impossibile inserirlo all’interno di una griglia di valutazione, ma per chiunque voglia fare della scrittura una professione è importante, in primo luogo, sapersi guardare ed essere onesti con se stessi. Vedere i propri limiti non per rimanerne strozzati, ma per avere la lucidità di maturare e avere consapevolezza del percorso da costruire.
4. Ami la narrativa di genere e se sì, quali generi in particolare?
Io amo il genere! Sono cresciuta con la fantascienza e con il fantasy, hanno fatto fare al mio cervello quello che succede ai popcorn in microonde. Amo quando viene usato come grimaldello per giocare con temi che altrimenti sembrano inaffrontabili.
5. Qual è l’ultimo libro bello e sorprendente che hai letto? Perché lo hai amato?
Annie Bot di Sierra Greer, un romanzo di speculative fiction che riesce a parlare di AI, di consenso, di desiderio e femminilità, ma anche di ruoli di potere, di robot e di porno. È come bere uno smoothie in cui hanno frullato Ishiguro e Febos.
>> La mentorship “Arrivare a fine mese” è aperta fino alle ore 18.00 del 1° giugno 2026: invia la tua candidatura qui.



