Tra il 29 e il 30 novembre 2025 si è svolta l’undicesima edizione del premio letterario “Laventicinquesimaora.” dedicato ai racconti brevi. Ciascuno dei partecipanti si è cimentato nella scrittura di un racconto di massimo 3.600 battute in cui l’intreccio fosse influenzato in modo decisivo dalla decisione di bere o non bere un caffè.
La giuria composta da Marilena Rossi, Michele Turazzi, Francesca Cristoffanini e Davide Borgna ha scelto i tre vincitori. Il terzo classificato è Alessio Morelli, autore del racconto Quanto-zucchero. Il racconto “si sforza di uscire da un’impostazione scenica iper-realista e in presa diretta in favore di una vicenda che si svolge interamente nella testa del protagonista, dove coesistono diversi scenari possibili e in cui uno non necessariamente esclude l’altro” (Michele Turazzi).
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Quanto-zucchero
La porta scorrevole del bar si apre dopo due tentativi. Ogni volta che accade si immagina di essere morto senza essersene accorto e di aver iniziato a vagare come fantasma. Questo gli dà uno strano senso di sollievo. Morto senza saperlo. Il barista lo saluta. O sono entrambi morti, o entrambi vivi. La porta fa uno strano cigolio nel chiudersi. Un cliente si volta a guardarlo come se fosse colpa sua. Si sente in imbarazzo per la porta. Magari siamo morti tutti, pensa. Si mette seduto al tavolino tra il bagno, così non avrebbe dovuto far alzare nessuno se il suo intestino irritabile fosse esploso, e il bancone, per essere sicuro di non venir dimenticato dal personale di sala. Gli altri tavolini sono occupati da coppie e persone sole. Lo spazio è poco. L’aria è densa. Gli manca il respiro. Prende il menù e si sventola. La cameriera fraintende il suo mancamento per fretta e gli chiede cosa vuole ordinare. Balbetta un Sono qui per il caffè. Lo dice guardando la mattonella alla sua destra. Deve ripeterlo, stavolta al portatovaglioli. Le dico subito che c’è un attimo da aspettare, gli risponde la cameriera. La macchina ha un problema, si scusa la cameriera. Si figuri, succede sempre quando vado nei posti, si scusa anche lui. La macchina sbuffa una nube di vapore. Si addensa davanti alla sua faccia. Trattiene il respiro per non soffiarlo via. Il bianco si fa specchio, e guarda il proprio riflesso. Ma sono così storto, si dice e viceversa. Eccolo, è ustionante, dice la cameriera al se stesso dall’altra parte. Gli lascia una tazza di caffè davanti e si congeda con un Qui c’è lo zucchero. Lo zucchero. Davide gli ha detto che secondo lui era nello zucchero. Sì, zucchero quantistico, metti una zolletta e poi aspetti. Se bevi il caffè, la tua vita va in una direzione. Mette una zolletta di Quanto-zucchero e poi aspetta. Beve tutto senza girarlo. Come aveva previsto, deve subito correre in bagno. Si cala i pantaloni appena in tempo. Il suo apparato digerente come Gardaland. Il caffè esce come è entrato. Fuori tutti l’hanno sentito. È mortificato. Lascia i soldi sul tavolo e va via. La porta non è d’accordo e non si apre. Il cliente di prima si alza e con un gesto cerca di far attivare il sensore. Grazie, gli dice. Anche io ho il tuo stesso problema, non sembra più infastidito dal rumore che fa la porta. Con le porte? No, con il culo. Ridono. Escono insieme dal bar. Piacere, Edoardo. Io, Lorenzo. Escono anche la sera. Si piacciono. Finiscono a casa sua. Si piacciono anche la mattina dopo. Cosa vuoi per colazione? Io non faccio colazione. Io, invece, non posso farne a meno. Non si piacciono più. Il vapore davanti al suo volto si rimescola. Eccolo, è ustionante, dice la cameriera al se stesso dall’altra parte. Si congeda con un Qui c’è lo zucchero. Lo zucchero. Davide gli ha detto che secondo lui troppi zuccheri infastidiscono la flora intestinale. Mette una zolletta di Quanto-zucchero e poi aspetta. Se non bevi il caffè, la tua vita va nell’altra direzione. Aspettare che il caffè si freddi è imbarazzante. Deve muoversi. Si alza e lascia i soldi sul tavolo. La porta si rifiuta di lasciarlo uscire. Il cliente è infastidito, Imbecille, devi alzare la mano e si apre. Alza la mano destra, niente. L’altra mano, il sensore è di là. Alza la mano sinistra e si apre. Pagato per non consumare niente, esce in strada. Va al tabacchino di fronte e prende un Gratta e Vinci. Meglio di niente, vince venti euro. Prende altri grattini. La cameriera rompe la nube di fumo, Manca poco. Lasci stare, dice lui. Meglio che ordini un tè.



