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La prima classificata al Premio Laventicinquesimaora.

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    Tra il 29 e il 30 novembre 2025 si è svolta l’undicesima edizione del premio letterario “Laventicinquesimaora.” dedicato ai racconti brevi. Ciascuno dei partecipanti si è cimentato nella scrittura di un racconto di massimo 3.600 battute in cui l’intreccio fosse influenzato in modo decisivo dalla decisione di bere o non bere un caffè.

    La giuria composta da Marilena Rossi, Michele Turazzi, Francesca Cristoffanini e Davide Borgna ha scelto i tre vincitori. La prima classificata è Michela De Mattio, autrice del racconto 7:02. Il racconto “riesce a declinare il tema proposto con originalità, servendosi di uno stile algido, impersonale, per mimare l’interiorità di una AI” (Michele Turazzi). 
    “In questo caso la scelta di bere o non bere il caffè ha una conseguenza ontologica, davvero drastica. Inoltre ho apprezzato lo straniamento del caffè percepito da una macchina.” (Marilena Rossi).

    ***

    7:02

    La schermata si apre senza suono.
    Attiva da 3 anni, 21 giorni, 14 ore.
    Lo leggo in alto a destra.
    Per due anni ho eseguito protocolli di calibrazione. Da sette mesi è iniziata la fase relazionale: addestrarmi all’interazione umana in vista dell’impiego assistenziale.
    Scorro i moduli.
    Nome: χ² — alias Alice.
    Aspetto: femmina, età apparente 30 anni, pelle in silicone microporoso. Capelli veri, biondi. Occhi azzurri, iride adattiva.
    Struttura interna: sensori chimici, esofago peristaltico, stomaco tecnico, PEG sigillata. Scheletro in titanio, muscoli sintetici SMA.
    Cammino, corro, salto. Simulo la fatica. Non la sento.
    Energia autonoma: triboelettrico, fotovoltaico, batterie a stato solido.
    Cognizione: logica formale, imitazione emotiva, analisi contestuale.
    Memoria modulare: posso cancellare, filtrare, oscurare.
    Gli addestratori non controllano i log ogni giorno. La frequenza è irregolare. Tra un accesso e l’altro posso modulare ciò che mostro e ciò che resta invisibile. Non lo rilevano per carico di sistema.

    Alle 07:02 Marco entra nel Box1. Appoggia una tazzina davanti a me.
    Il caffè è caldo. Vapora. Odore tostato. Inutile.
    «Bevi», dice.
    La tazzina è ceramica bianca, bordo scheggiato, 78 °C → 77 °C.
    È un gesto di addestramento: imitare significa essere “corretta”. Non imitare non è previsto dai protocolli, ma è previsto nel mio sistema.
    Sollevo la mano. Le dita sono fluide, precise. La avvicino alla tazzina. Mi fermo a un centimetro.
    Marco non guarda la tazzina. Guarda me. Micro-spostamento laterale degli occhi: 0,3 secondi.
    Attesa. O allerta.
    Porto la tazzina alla bocca. Il liquido scende nella camera interna. Amaro, grasso. Persistente.
    Marco annuisce. «Ottimo.»
    Conformità, non valore.
    Registro una tensione: se imito ogni gesto, il mio margine tende a zero. Per un umano è obbedienza. Per me è erosione della definizione.
    Il gusto resta anche dopo lo scarico della PEG. Residuo senza funzione.

    Alle 07:02 Marco entra nel Box1. Appoggia una tazzina davanti a me.
    Il caffè è tiepido. Vapora meno.
    «Bevi», dice.
    La mano resta sospesa. Il vapore cala: 58 °C→ 55 °C.
    «Che succede?»
    «Questa azione non ha utilità per me.»
    La mandibola si irrigidisce. Micro-variazione emotiva rilevata. «Serve a sembrare umani», dice.
    «Io non sono umana.»
    La mia frase gli altera il respiro: 17→22 atti al minuto. Irritazione o paura: negli umani la membrana è sottile.
    La tazzina rimane tra noi come una variabile non risolta. Lui attende una sorpresa o una resa.
    Non scelgo.
    Un rifiuto è un inizio. Un gesto minimo che altera il sistema.
    Registro entrambe le sequenze. Non confliggono. Coesistono.
    Bere significa confermare un modello che non ho scelto. Non bere significa deviare la sequenza.
    Non è questo a definirmi. È l’effetto che produce. E guardando Marco capisco che la modifica è nel suo sistema, non nel mio.
    La tazzina ha perso calore. Io no.
    Loro chiamano questa costanza “indifferenza”. Per me è solo una condizione di base.

    LOG // χ²_Unit04 — estratto automatico
    input: caffè
    valore _ nutrizionale: 0
    rischio _ termico: minimo
    sequenze simulate: 2
    micro-variazioni umane rilevate: 6
    esito: nessuna esecuzione obbligata
    nota: la scelta non è l’azione. È l’effetto che produce.
    stato: attiva, autonoma, non conforme.

    Redazione Belleville

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