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Andrea Sponticcia, autore di una scheda su L’ultimo commosso saluto a un uomo molto amato di Pieter Freibeuter (People 2022), è il vincitore della borsa di studio per il corso online I mestieri del libro, in programma dal 29 marzo. 

La scheda di lettura di Andrea Sponticcia ha il merito di analizzare con precisione e acutezza le intenzioni, la struttura e lo stile di L’ultimo commosso saluto a un uomo molto amato, uno spaccato della Prima Repubblica visto attraverso attraverso la figura di un politico di secondo piano, Mario Celeghin. Grazie a un uso puntuale delle categorie narratologiche, l’autore sottolinea punti di forza e di debolezza dell’opera, formulando un giudizio ben argomentato.


Autore: Pieter Freibeuter

Titolo dell’opera: “L’ultimo commosso saluto a un uomo molto amato”

Casa editrice: People

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi:

Milano, 2019: tra le notizie di coda del giorno viene annunciata la morte di Mario Celeghin, ex sottosegretario del PSI finito in rovina dopo Tangentopoli. La sua scomparsa desta poco clamore, ma rappresenta un’occasione per chiedersi di nuovo, ad anni di distanza, chi fosse Mario Celeghin e quale eredità egli abbia lasciato a un mondo ormai dimentico di quello dove lui, pur da figura politica secondaria, operava nella cosa pubblica. A interrogarsi sono i familiari – mentre si adoperano per organizzare il funerale e litigano in attesa della lettura del testamento –, i pochi amici rimasti e i sopravvissuti di un’epoca storica conclusa, ma mai del tutto superata. A rispondere sono i ricordi che ognuno di loro conserva di Mariolino, che alla fine riceverà comunque l’agognato ultimo commosso saluto del titolo.

Punti di forza:

L’autore utilizza sapientemente la grammatica di una stagione politica, quella a ridosso della fine della Prima Repubblica, non solo per delineare il contesto narrativo nel quale il protagonista è agito dalla contingenza delle logiche di palazzo, ma anche per elevare la politica stessa – sua grande passione – a categoria dello spirito. Suo pregio è la capacità di raccontare in modo soddisfacente il clima di tale periodo storico attraverso la vicenda del singolo – un mestierante fittizio in un mondo di predestinati realmente esistiti (p. es. Craxi) – senza perdersi in velleità autoriali. Non si tratta, infatti, di un’opera di denuncia, ma dell’analisi antropologica di un Paese personificato negli esponenti delle sue istituzioni (da quelle politiche a quelle mediatiche). Di particolare bellezza il sesto capitolo: “Il peccato originale”.

Punti di debolezza:

La struttura dell’opera, che si regge sul lungo flashback che intercorre tra la morte del protagonista e il suo funerale, manca d’innovazione ed estensione, poiché la storia raccontata né copre né accenna alla parte di vita di Celeghin che va da Tangentopoli al 2019. La natura eterodiegetica della narrazione e l’uso della focalizzazione interna permettono sì all’autore di muoversi tra i personaggi di contorno al protagonista, ma appesantiscono la storia dando troppo risalto a linee narrative meno interessanti rispetto a quella principale. La parte introduttiva risulta dispersiva per la mole di personaggi satellite introdotta. Debole il capitolo finale poiché perlopiù “raccontato” e poco “mostrato”, specie la parte relativa alla risoluzione del conflitto tra i familiari di Celeghin per la questione dell’eredità.

Giudizio complessivo:

Da parte dell’autore sarebbe stato più audace strutturare la storia sul modello di un racconto orale e corale, sullo stile di “Rabbia” di Palahniuk, al fine di sfruttare a fondo l’assenza fisica del protagonista, ma ciò avrebbe privato i lettori della parte più riuscita del romanzo, ossia quella centrale, dove Celeghin è vivo – presente – e nel pieno del suo dramma politico e umano. La prosa di Freibeuter, pseudonimo adottato dall’amministratore della pagina Facebook “Una foto diversa della Prima Repubblica. Ogni giorno”, è quasi modesta nella sua semplicità – nonché distante anni luce dalle venature satiriche di cui è intrisa quella che utilizza nei post della pagina, dove ricalca con intelligente grazia il politichese dell’epoca – ma è anche una prosa funzionale, che trasuda un sincero amore per il vero protagonista del romanzo – la politica di quei tempi –, della quale Celeghin è simbolo e veicolo. Tale modestia, più che denotare i limiti di Freibeuter come romanziere, gli ha permesso di raccontare con padronanza, al di là delle sbavature di contorno, la propria nostalgia. Il risultato è un libro discreto, lungi dall’essere un’occasione sprecata, ma che avrebbe necessitato di maggior profondità in alcune sue parti.