Ogni relazione editor-autore è un banco di prova: bisogna saper ascoltare, imparare a fidarsi reciprocamente e, qualche volta, cambiare idea. Lucia Visonà e Matteo Fontanone, editor di Einaudi, si sono incontrati nel modulo finale di “Scrivere di notte” e, al termine del corso, hanno lavorato insieme sul romanzo d’esordio di Lucia, Il cuoco giapponese, appena uscito con Einaudi.
Per capire com’è andata, abbiamo chiesto a lei e a Matteo di rispondere a qualche domanda.
Buona lettura!
Vi siete incontrati nel modulo finale di “Scrivere di notte”, il Laboratorio, in cui ciascun partecipante porta avanti il proprio progetto sotto la guida di un editor. Qual è la cosa più bella del laboratorio dal punto di vista di chi lo segue? E dell’insegnante?
Lucia: La cosa che più mi è piaciuta del Laboratorio è il lavoro di “artigianato” sul testo: vedere come spostando un paragrafo o ampliando una scena quello che scriviamo diventa subito più chiaro e incisivo. È stato anche molto interessante seguire l’evoluzione dei romanzi delle compagne e dei compagni di corso che avevano progetti diversissimi dal mio.
Matteo: Per chi lo segue, credo che la cosa più stimolante sia il confronto con le compagne e i compagni. Leggere i libri degli altri e ragionarci sopra aiuta a scrivere meglio il proprio.
Per chi lo tiene, è l’istante in cui ti rendi conto di avere tra le mani qualcosa di buono. Ma anche, in generale, i progressi di certi libri dall’inizio alla fine del laboratorio: essere d’aiuto è una soddisfazione grande.
Tre aggettivi per descrivere Il cuoco giapponese.
L: Tenero, strampalato, leggero.
M: Parigino, agrodolce, divertentissimo.
“Parigi non è una festa, è un aperitivo, Si beve e si mangia, ma siamo tutti in attesa della portata principale”. Come si racconta una città come Parigi – rappresentatissima nella letteratura e non solo – rendendola un vero e proprio personaggio, senza cadere nel cliché?
L: Credo sia importante far convivere la Parigi sfavillante e poetica degli scorci sul Sacro-Cuore e sulla torre Eiffel con la città di chi ci vive, spesso grigia, maleodorante, infestata dalle cimici da letto. Il protagonista del libro, Hugo, arrivato dalla provincia, esplora la capitale con il suo corpo – la calpesta, la annusa, la assaggia – e, dopo la meraviglia iniziale, il suo sguardo diventa più disincantato, un po’ come è successo a me in questi anni. Allo stesso tempo, anche Parigi si trasforma, delude ma poi stupisce di nuovo. Questo mi sembra un punto essenziale perché una città che cambia di continuo non può essere un cliché.
M: Poche scuse: per raccontarla senza inciampare nel cliché, rendendola riconoscibile ma originale, vera, a Parigi tocca viverci – come fa Lucia. La sua è la vecchia capitale dove una sera puoi inciampare in un caffè notturno che sembra uscito direttamente dalla Festa mobile e poi fare l’alba sugli scalini di Montmartre, ma è anche la metropoli degli appartamenti minuscoli e infestati dalle pulci, delle periferie sterminate, dei locali per studenti con le birre annacquate e dei minimarket pieni di merce improbabile, dei ristoranti stellati negli arrondissement snob e delle bettole ben più goderecce dove assaggiare la cucina di tutto il mondo… È un luogo dove prosa e poesia sanno coesistere.
In fase di editing, è emerso qualcosa su cui avevate punti di vista divergenti? Com’è finita?
L: In origine il libro cominciava con un prologo che non convinceva molto Matteo (né nessun altro a dire il vero). Io però mi sono intestardita e l’ho riscritto diverse volte, cambiando narratore, punto di vista, epoca, personaggi… finché non mi sono resa conto che rallentava inutilmente l’inizio della storia e ho deciso di toglierlo. Ho apprezzato molto che Matteo mi abbia lasciato il tempo di capirlo da sola sbattendo la testa contro il muro (che è un buon modo per imparare).
M: Nessun attrito, per fortuna. Perché Lucia è stata molto generosa, e poi perché credo che editare non sia mai scontrarsi, ma stare in uno scambio e lì cercare il ritmo giusto, intavolare una conversazione continua, stipulare un patto di fiducia. Poi certo, a volte può succedere che ci si debba venire un po’ incontro, ma – da parte dell’editor – sempre nel rispetto totale dell’autorialità. Spesso la paura di chi scrive un libro sono i tagli, è la sottrazione: ci sono casi in cui è necessaria, perché è solo scalpellando via il materiale in eccesso che il romanzo arriva alla sua vera forma; qui però è stato il contrario: diverse volte ho chiesto a Lucia di sostare di più su una scena, di dettagliare, di non avere fretta, di raccontare ancora.
Quale libro ha cambiato il tuo modo di scrivere/fare l’editor?
L: Sono tanti i libri importanti, ma pensando al Cuoco direi i romanzi di Romain Gary, e in particolare La promessa dell’alba, la sua autobiografia molto romanzata. Un certo modo scanzonato di raccontare gli eventi drammatici, l’ironia come strumento (anzi come arma) per affrontare la vita, il gusto per la battuta, lo sguardo tenero e divertito del narratore sui protagonisti sono tutti elementi che hanno influenzato il mio modo di scrivere. E poi c’è il personaggio della madre, donna megalomane e piena di risorse, con cui Madame Laval ha non poco in comune!
M: Lavorare a certi libri ti rende un professionista migliore anche soltanto per l’opportunità di passare del tempo con chi li ha scritti. Ci sono autrici e autori che mi hanno insegnato moltissimo, ma con garbo, accordandomi un credito che a posteriori forse non mi sarei accordato nemmeno io stesso. I nomi però non li faccio: la prima cosa che impari, all’Einaudi, è la discrezione.
Se potessi dare un consiglio al/la te stesso/a di qualche anno fa, quale sarebbe?
L: Spesso, quando ho un’idea per una storia, dopo una fase iniziale di entusiasmo mi lascio assalire dai dubbi e finisco per abbandonare il progetto dopo poche pagine. Se potessi dare un consiglio alla me di qualche anno fa mi direi di andare fino in fondo e di fidarmi di più del mio istinto. Alla fine, questa volta mi è andata bene.
M: Smetti subito di fumare. E sii gentile.

>> Le nuove classi di “Scrivere di notte” sono online: Fondamenti con Marco Rossari (a Milano dal 24 marzo) e Fondamenti con Letizia Muratori (online dal 24 marzo).




